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Guida · aggiornata al 21 luglio 2026

European Accessibility Act per le PMI: cosa cambia e cosa fare

Dal 28 giugno 2025 l'accessibilità del sito web è un obbligo di legge anche per molte imprese private. La maggior parte non lo sa. Ecco cosa dice davvero la norma, chi riguarda e da dove cominciare, senza legalese.

Cos'è, in due parole

L'European Accessibility Act (Direttiva UE 2019/882) è la norma europea che estende al settore privato gli obblighi di accessibilità digitale che prima valevano quasi solo per la pubblica amministrazione. In Italia è stata recepita con il D.Lgs. 82/2022, che ha ampliato la storica Legge Stanca. Il principio è semplice: un servizio digitale rivolto ai consumatori deve essere utilizzabile anche da chi ha una disabilità: visiva, uditiva, motoria o cognitiva. Lo standard tecnico di riferimento è la norma EN 301 549, che per i siti web si traduce nelle linee guida WCAG 2.1 livello AA.

La data spartiacque è il 28 giugno 2025: da quel giorno i requisiti si applicano ai prodotti e servizi immessi sul mercato, e ai servizi esistenti quando vengono modificati in modo sostanziale. Tradotto: se rifai il sito, o lo cambi in profondità, l'accessibilità non è più un optional.

Chi riguarda (e chi è esente)

Il perimetro copre i servizi digitali rivolti ai consumatori: il commercio elettronico è il caso più chiaro, ma rientrano anche prenotazioni online, home banking, biglietterie, servizi di comunicazione. Un sito puramente informativo è un caso più sfumato: la linea di confine passa da cosa l'utente può fare sul sito, non da quante pagine ha.

L'esenzione più importante riguarda le microimprese: meno di 10 dipendenti e fatturato annuo (o totale di bilancio) non superiore a 2 milioni di euro. Devono valere entrambe le condizioni contemporaneamente: 8 dipendenti con 3 milioni di fatturato non basta. E l'esenzione decade se l'impresa cresce oltre le soglie. Il nostro strumento di verifica accessibilità include un calcolatore dell'esenzione: due domande, risposta immediata, nessun dato inviato.

Cosa si rischia

La vigilanza in Italia è affidata ad AgID, in base all'articolo 21 del D.Lgs. 82/2022. Le sanzioni vanno da 5.000 a 40.000 euro per la violazione dei requisiti di accessibilità, e da 2.500 a 30.000 euro se non collabori con i controlli o ignori le misure correttive richieste (articolo 24). Ma il rischio più concreto per una PMI non è la multa: è il cliente perso. In Europa oltre una persona su quattro convive con una qualche forma di disabilità, e un modulo di contatto che uno screen reader non riesce a compilare è un preventivo che non arriva.

Qui va sciolta una confusione molto diffusa, che trovi in gran parte degli articoli in circolazione. La Dichiarazione di Accessibilità sul modello AgID, quella con la scadenza annuale del 23 settembre, non nasce dall'European Accessibility Act: viene dalla Legge Stanca e dal DL 76/2020, e riguarda le pubbliche amministrazioni e i privati con fatturato medio sopra i 500 milioni di euro. Se sei una PMI, quella scadenza non ti riguarda. Ti riguarda l'accessibilità del sito, che è un obbligo diverso e senza data annuale. Se è la scadenza il motivo per cui sei qui, la guida dedicata al 23 settembre separa le due norme punto per punto.

Un anno dopo: le prime conseguenze concrete

A luglio 2026, a un anno dall'entrata in vigore, la fase «nessuno controlla davvero» è finita. Non è arrivata un'ondata di multe: le autorità di quasi tutti i paesi UE partono da diffide, indagini e ordini di adeguamento prima della sanzione. Sono però arrivati i primi casi che fanno giurisprudenza. Il più citato: un tribunale francese ha ordinato a Carrefour, una delle maggiori catene del paese, di rendere pienamente accessibile il proprio commercio online entro sei mesi, con una penale per ogni giorno di ritardo. Il messaggio per le imprese più piccole è che il meccanismo si è messo in moto, e che parte quasi sempre da una segnalazione, che sia di un utente, di un concorrente o di un'associazione.

Le sanzioni previste variano molto da paese a paese: si va da qualche migliaio di euro fino a cifre che in Spagna arrivano al milione per le violazioni più gravi, mentre la Francia aggiunge una penale annua specifica per chi non pubblica la Dichiarazione di Accessibilità. In Italia il tetto resta più contenuto (fino a 40.000 euro), ma la direzione è la stessa in tutta l'Unione: l'obbligo è ora esigibile, non solo scritto. La cosa più economica che una PMI possa fare oggi è togliersi dal mirino delle segnalazioni prima che arrivino, cioè sistemare le barriere più evidenti.

In Italia il 2026 ha aggiunto tre pezzi al meccanismo. A marzo AgID ha pubblicato le nuove Linee guida sull'accessibilità dei servizi in attuazione dell'EAA. L'11 marzo è andata online la piattaforma pubblica di segnalazione, dove chiunque può segnalare le barriere di un sito. A maggio è arrivato il regolamento sulla vigilanza, che descrive come si passa dal controllo alla sanzione. Una precisazione che quasi nessuno fa: quel regolamento disciplina il procedimento verso le pubbliche amministrazioni e i privati sopra i 500 milioni, non verso le PMI. Se una segnalazione sulla piattaforma alimenti anche i controlli sul perimetro del D.Lgs. 82/2022 non è chiarito dai documenti pubblicati, e preferiamo dirlo invece di dedurlo.

Da dove cominciare: quattro passi

  1. Misura lo stato attuale. Fai un check-up gratuito del tuo sito: in un minuto sai quali barriere ha, chi penalizzano e quanto è difficile sistemarle.
  2. Parti dai problemi facili e gravi. Descrizioni delle immagini, etichette dei form, nomi dei pulsanti, contrasti: interventi da ore di lavoro che rimuovono le barriere peggiori.
  3. Diffida delle scorciatoie. I widget «miracolosi» di accessibilità non rendono conforme il sito: aggiungono uno strato sopra il codice senza correggerlo, e sono stati oggetto di critiche e contenziosi.
  4. Metti per iscritto dove sei arrivato. Se sei sotto i 500 milioni di fatturato non sei obbligato a pubblicare la Dichiarazione sul modello AgID, ma scrivere lo stato del sito, cosa non è ancora accessibile e come segnalare un problema è la documentazione che ti serve se qualcuno chiede conto. Puoi generarne una base in un minuto con il nostro generatore gratuito.

Un'avvertenza onesta, la stessa che diamo nei nostri strumenti: nessun test automatico rileva più del 30–40% dei problemi di accessibilità reali, e questa guida è un orientamento, non una consulenza legale. Per la tua posizione specifica, soprattutto sul perimetro di applicazione, confrontati con un consulente.

La prossima scadenza europea è il 2 agosto 2026

Chiusa l'accessibilità, arriva l'AI Act. Dal 2 agosto 2026 vanno dichiarati i chatbot che parlano con i visitatori ed etichettati i contenuti generati con l'intelligenza artificiale. Il perimetro è più stretto di quanto si legga in giro, perché gli obblighi sui sistemi ad alto rischio sono stati rinviati: le scadenze aggiornate distinguono cosa scatta subito da cosa arriva nel 2027, e il kit trasparenza prepara gli avvisi da mettere sul sito.

Scopri in un minuto dove sei messo

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Domande frequenti

L'European Accessibility Act vale anche per i siti già online?

L'obbligo scatta per i servizi immessi sul mercato o modificati in modo sostanziale dopo il 28 giugno 2025. Un sito pubblicato prima e mai toccato non rientra automaticamente, ma qualsiasi rifacimento o modifica sostanziale successiva fa scattare i requisiti. In pratica: al primo restyling, l'accessibilità va messa in conto.

La mia impresa è una microimpresa: sono esente?

Sei probabilmente esente se hai meno di 10 dipendenti E un fatturato annuo (o totale di bilancio) non superiore a 2 milioni di euro: devono valere entrambe le condizioni insieme. Attenzione: l'esenzione riguarda quest'obbligo specifico, e decade se cresci oltre le soglie.

Un sito vetrina senza e-commerce è obbligato?

Il perimetro della norma copre i servizi digitali rivolti ai consumatori, e l'e-commerce è il caso più chiaro. Un sito puramente informativo è un caso più sfumato: la linea passa da cosa può fare l'utente sul sito (comprare, prenotare, concludere contratti). Per la tua situazione specifica serve il parere di un consulente.

Cosa rischia concretamente chi non si adegua?

In Italia la vigilanza è affidata ad AgID (articolo 21 del D.Lgs. 82/2022). Le sanzioni vanno da 5.000 a 40.000 euro per la violazione dei requisiti di accessibilità, e da 2.500 a 30.000 euro se non collabori con i controlli o ignori le misure correttive richieste (articolo 24). Oltre alla sanzione c'è il danno commerciale: un sito inaccessibile esclude una parte reale di clienti. In Europa oltre una persona su quattro convive con una qualche forma di disabilità.

Devo pubblicare la Dichiarazione di Accessibilità entro il 23 settembre?

Quasi certamente no, e su questo punto gran parte degli articoli in circolazione confonde due norme diverse. La Dichiarazione sul modello AgID con scadenza annuale al 23 settembre viene dalla Legge Stanca e dal DL 76/2020, e vale per le pubbliche amministrazioni e per i privati con fatturato medio sopra i 500 milioni di euro negli ultimi tre anni. L'European Accessibility Act è un'altra norma: ti obbliga a rendere accessibile il servizio, non a depositare quel documento entro quella data. Se sei una PMI ti riguarda il primo obbligo, non la scadenza.

Ci sono già state sanzioni per l'European Accessibility Act?

A un anno dall'entrata in vigore (luglio 2026) le autorità europee sono partite soprattutto con diffide e ordini di adeguamento, non con multe immediate. Il caso più noto è francese: un tribunale ha ordinato a Carrefour di rendere accessibile il suo e-commerce entro sei mesi, con una penale per ogni giorno di ritardo. Le sanzioni previste vanno da qualche migliaio di euro fino al milione in Spagna per i casi più gravi; in Italia il tetto è 40.000 euro. Il meccanismo parte quasi sempre da una segnalazione.

Basta installare un widget di accessibilità?

No. Gli overlay (AccessiBe, UserWay e simili) aggiungono uno strato sopra il sito senza correggere il codice: non garantiscono la conformità e all'estero hanno generato contenziosi anche contro chi li usava. L'accessibilità si costruisce nel codice.

Da dove comincio senza spendere nulla?

Da un test gratuito: il nostro strumento di verifica accessibilità analizza il tuo sito in un minuto, ti dice quali barriere ha, chi penalizzano e quanto è difficile sistemarle, e calcola se rientri nell'esenzione microimprese. Il report si copia con un clic e puoi girarlo a chi gestisce il sito.