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Guida · 29 luglio 2026

Informativa AI: due cose che quasi tutti sbagliano

Dal 10 ottobre 2025 chi svolge una professione intellettuale deve dire al cliente quali sistemi di AI usa. Ma non c'è nessuna multa, e il perimetro non nomina mai l'albo. Due dettagli che cambiano parecchio, e che quasi nessun articolo riporta.

Cosa dice davvero l'articolo 13

La norma fa due cose. Primo, limita l'uso dell'AI alle sole attività strumentali e di supporto, con prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione. Secondo, impone di comunicare al destinatario della prestazione le informazioni sui sistemi di AI utilizzati, con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo.

La ratio dichiarata è il rapporto fiduciario. Non è un adempimento burocratico verso un'autorità: è un dovere verso la persona che ti ha dato l'incarico. Questo spiega anche perché le conseguenze della violazione non siano dove tutti le cercano.

Primo errore diffuso: non esiste una multa

La Legge 132/2025 non prevede sanzioni amministrative dirette per la violazione dell'articolo 13. Molti articoli lasciano intendere il contrario, di solito senza affermarlo esplicitamente, e chi legge di fretta ne esce convinto che ci sia un importo.

Questo non significa che sia privo di conseguenze. Significa che le conseguenze sono di tre tipi diversi, e in un certo senso più scomodi di una sanzione:

  • Disciplinare. Diversi ordini professionali hanno già recepito la norma nelle proprie linee guida deontologiche. L'uso dell'AI senza informativa può essere contestato come violazione dei doveri deontologici.
  • Contrattuale. Se il cliente subisce un danno da un errore professionale in cui l'AI ha avuto un ruolo, e non era stato informato, ha un appiglio in più per contestare l'inadempimento.
  • Assicurativo. In caso di sinistro professionale la mancata informativa può diventare oggetto di contestazione da parte della compagnia.

La differenza pratica è netta. Una sanzione amministrativa la paghi e finisce lì. Una contestazione disciplinare o contrattuale arriva nel momento peggiore, cioè quando qualcosa è già andato storto.

Secondo errore diffuso: il perimetro non nomina l'albo

Praticamente ogni articolo sull'argomento elenca gli stessi destinatari: avvocati, commercialisti, notai, consulenti del lavoro, ingegneri, architetti. Cioè le professioni con un albo.

Il testo dell'articolo 13 però parla di professioni intellettuali in modo generico: non nomina mai l'iscrizione a un albo o a un elenco, e non richiede un titolo di studio. E l'articolo 2229 del codice civile chiarisce il rapporto fra i due insiemi: le professioni protette, quelle per cui la legge richiede l'albo, sono soltanto una parte del genere più ampio delle professioni intellettuali.

La conseguenza è scomoda ma va detta: se lavori come consulente, progettista, sviluppatore o freelance senza essere iscritto a nessun albo, non puoi concludere di essere fuori dal perimetro basandoti sul solo testo della norma. Il testo non lo dice.

Attenzione però a non ribaltare l'errore: non stiamo dicendo che sei sicuramente dentro. Stiamo dicendo che la domanda è aperta e la dottrina la considera irrisolta. Chi ti dice con sicurezza che sei fuori, e chi ti dice con sicurezza che sei dentro, sta andando oltre quello che il testo consente.

Cosa la norma non stabilisce

Restano due vuoti dichiarati. Il primo è il perimetro dei destinatari, appena visto. Il secondo è come si misura la prevalenza del lavoro intellettuale umano: la norma pone il criterio senza indicare come verificarlo. Se qualcuno ti propone una percentuale o una soglia, se l'è inventata.

Non serve una forma ufficiale per l'informativa. Nella pratica basta dire quali strumenti usi, per quale parte del lavoro, e che il giudizio professionale resta tuo. Diversi ordini e associazioni hanno pubblicato fac-simile da allegare alla lettera d'incarico.

Non confonderla con l'AI Act

Sono due cose diverse e puoi ricadere in entrambe. La Legge 132/2025 è italiana, riguarda il rapporto con il tuo cliente ed è in vigore dal 10 ottobre 2025. L'AI Act è europeo, riguarda chi fornisce o utilizza sistemi di AI e i suoi obblighi di trasparenza verso il pubblico decorrono dal 2 agosto 2026.

Se il tuo studio o la tua attività usa un chatbot sul sito, pubblica testi o immagini generati con l'AI, il secondo adempimento ti riguarda a prescindere dal primo. Il kit trasparenza AI Act produce gli avvisi e l'informativa con le date corrette, e la pagina sulle scadenze spiega quali sono davvero, visto che dopo il Digital Omnibus quasi tutte le fonti online riportano ancora quelle vecchie.

Un'avvertenza onesta: questa guida è un orientamento sul testo della norma, non una consulenza legale. Su un articolo con due nodi interpretativi ancora aperti, per la tua posizione specifica confrontati con il tuo ordine professionale o con un legale.

Domande frequenti

Quanto rischio se non do l'informativa AI al cliente?

Nessuna multa: la Legge 132/2025 non prevede sanzioni amministrative dirette per la violazione dell'articolo 13. Le conseguenze reali sono altre tre. Sul piano disciplinare, diversi ordini hanno già recepito la norma nelle linee guida deontologiche. Sul piano contrattuale, un cliente danneggiato da un errore in cui l'AI ha avuto un ruolo, e a cui non era stato detto nulla, può contestare l'inadempimento. Sul piano assicurativo, la mancata informativa può diventare un appiglio in caso di sinistro professionale.

L'obbligo vale solo per chi è iscritto a un albo?

Il testo dell'articolo 13 parla di professioni intellettuali senza mai nominare l'iscrizione a un albo o a un elenco, e senza richiedere un titolo di studio. L'articolo 2229 del codice civile chiarisce che le professioni protette, cioè quelle per cui serve l'albo, sono solo una parte del genere più ampio delle professioni intellettuali. Chi non è iscritto a nessun albo quindi non può dare per scontato di essere fuori dal perimetro sulla base del solo testo di legge. Resta un nodo interpretativo aperto, riconosciuto anche dalla dottrina.

Cosa devo comunicare esattamente al cliente?

Le informazioni relative ai sistemi di intelligenza artificiale utilizzati, con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo. Nella pratica significa dire quali strumenti usi, per quale parte del lavoro, e che il giudizio professionale resta tuo. La norma non impone un modulo ufficiale né una forma specifica.

Posso usare l'AI per fare il lavoro al posto mio?

No, e l'articolo 13 è esplicito: l'uso dell'AI è consentito per le sole attività strumentali e di supporto, con prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione. La responsabilità della prestazione, delle valutazioni e delle conclusioni resta interamente tua, e non puoi giustificare un errore addossandolo all'output di un sistema.

Come si misura la prevalenza del lavoro umano?

Non è stabilito. La norma pone il criterio ma non indica come verificarlo, ed è uno dei punti che la dottrina segnala come irrisolti insieme al perimetro dei destinatari. Chi ti promette una soglia numerica se la sta inventando.

Questo obbligo è la stessa cosa dell'AI Act?

No. La Legge 132/2025 è italiana, riguarda il rapporto fra professionista e cliente ed è in vigore dal 10 ottobre 2025. L'AI Act è europeo e riguarda chi fornisce o utilizza sistemi di AI, con obblighi di trasparenza verso il pubblico che decorrono dal 2 agosto 2026. Puoi ricadere in entrambi, e sono adempimenti distinti.