Verifica gratis se il tuo cookie banner è a norma
Il tuo sito carica Google Analytics o il pixel di Meta prima che il visitatore dica sì? Scoprilo in pochi secondi: è la violazione più contestata dal Garante Privacy.
Gratuito davvero. Nessuna registrazione, nessuna email, nessun limite, nessun cookie. Non salviamo l'URL che analizzi.
Caricamento della verifica di sicurezza…
Cosa controlla questo strumento
Leggiamo il codice HTML della tua home page, esattamente quello che il server invia a ogni visitatore, e cerchiamo tre cose. Primo: gli strumenti di tracciamento più diffusi, da Google Analytics 4 al pixel di Meta, da Hotjar a Microsoft Clarity, fino ai pixel di LinkedIn e TikTok. Secondo: la presenza di una piattaforma di gestione del consenso (il «banner cookie»: Iubenda, Cookiebot, Complianz e simili). Terzo: se gli script di tracciamento risultano neutralizzati in attesa del consenso oppure sembrano configurati per partire subito.
Quest'ultimo punto è quello decisivo. La normativa (GDPR e provvedimenti del Garante sui cookie) non chiede solo di mostrare un banner: chiede che i cookie di tracciamento non vengano scritti finché l'utente non acconsente. Tecnicamente si chiama blocco preventivo, e nella pratica è il punto in cui la maggior parte dei siti sbaglia, spesso senza saperlo, perché il banner c'è, si vede, e sembra tutto a posto.
Come leggere il risultato
Il verdetto ha tre livelli. Rosso: risultano strumenti di tracciamento ma nessun banner nel codice: è l'indizio più serio. Arancione: il banner c'è, ma gli script di tracciamento non presentano i marcatori del blocco preventivo, quindi sembrano partire comunque prima del consenso. Verde: banner presente e script neutralizzati correttamente, oppure nessun tracker rilevato. Nota il linguaggio: «sembra», «risulterebbe». È voluto. Un'analisi del codice rileva indizi; la prova definitiva la dà solo un browser che carica la pagina e mostra quali cookie vengono scritti davvero.
Cosa fare se il risultato è rosso o arancione
Se non hai un banner e usi strumenti di tracciamento, serve una piattaforma di gestione del consenso: le più diffuse in Italia partono da piani gratuiti o economici e si integrano con WordPress e i principali CMS. Se il banner c'è ma i tracker partono comunque, il problema è quasi sempre di configurazione: va attivato il blocco preventivo nella piattaforma che già usi. In entrambi i casi è un intervento da ore, non da settimane. E se i risultati ti sembrano strani o vuoi una conferma, falli verificare da chi gestisce il sito, o da un consulente privacy per gli aspetti legali: questo strumento è fatto da uno sviluppatore, non da un avvocato, e non sostituisce una consulenza.
Già che ci sei: hai controllato anche l'accessibilità del sito (obbligatoria per molte imprese dal 2025) e la leggibilità da parte delle AI? Trovi tutto nella pagina degli strumenti.
Domande frequenti
›Basta avere un banner cookie per essere in regola?
No, e questo è l'equivoco più diffuso. Il banner deve anche bloccare i cookie di tracciamento finché l'utente non acconsente (il cosiddetto blocco preventivo). Un banner che compare mentre Google Analytics è già partito non protegge da nulla: è proprio lo scenario che il Garante Privacy contesta più spesso nelle sue sanzioni.
›Quali cookie richiedono il consenso?
Quelli di profilazione e di tracciamento: statistiche di terze parti come Google Analytics, pixel pubblicitari come quello di Meta, strumenti di registrazione delle sessioni come Hotjar o Clarity. I cookie tecnici necessari al funzionamento del sito non richiedono consenso, ma vanno comunque dichiarati nella cookie policy.
›Google Fonts e YouTube richiedono il consenso?
Sono un caso intermedio: non sono tracker di marketing, ma trasmettono l'indirizzo IP del visitatore a server di terze parti. Per Google Fonts la soluzione più pulita è ospitare i font sul proprio server; per YouTube esiste la variante youtube-nocookie.com. Alcune autorità europee (in particolare quella tedesca) sono già intervenute sul caricamento diretto di Google Fonts.
›Cosa rischia un sito che traccia senza consenso?
Le sanzioni del Garante Privacy per violazioni sui cookie sono arrivate a diverse decine di migliaia di euro, e i controlli partono spesso da segnalazioni di utenti o concorrenti. Al di là della sanzione, raccogliere dati senza consenso significa che quei dati (statistiche comprese) sono raccolti illecitamente.
›Questo strumento mi dice con certezza se sono in regola?
No, e te lo dice chiaramente. L'analisi è statica: leggiamo il codice HTML della pagina senza caricarla in un browser, quindi non vediamo i cookie realmente scritti. Rileviamo indizi forti, come tracker presenti, banner assente, blocco preventivo non configurato, non prove certe. Per una valutazione legale serve un consulente privacy.
›Uso WordPress: come sistemo il blocco preventivo?
Le principali piattaforme di gestione del consenso (Iubenda, Cookiebot, Complianz) hanno plugin WordPress con blocco preventivo automatico: individuano gli script di tracciamento e li neutralizzano finché l'utente non acconsente. Il punto critico è la configurazione: installare il plugin senza attivare il blocco è l'errore più comune.